Ciclo dell'Artefice - Vita oltre l'Oltrevita? (2010)

AJLogo

Il Ciclo dell'Artefice è stato uno dei passi più importanti che ho compiuto mentre iniziavo a cimentarmi con la scrittura. Non è un'opera matura e il mio stile è a dir poco orripilante (troppi puntini di sospensione, maledizione al boia) ma, senza di questo, non avrei mai iniziato a riversare le mie idee su carte. Il ciclo è composto da sei storie, un preludio e due interludi. Vita oltre l'Oltrevita? è un breve interludio che ha come protagonista due esseri al di fuori dello spazio e del tempo e la loro discussione sul significato dell'aldilà.




Grido Notturno si leccò le labbra e i denti. Lo faceva sempre quando era preoccupato o nervoso. Nervoso non era il termine esatto. Poteva una creatura come lui essere nervosa? Aveva visto di tutto nella sua lunga, lunghissima vita. Aveva anche dovuto risolvere alcuni problemi, non di poco conto. La creazione di un altro mondo, per prima cosa. La generazione dell'Ombra, la costruzione del Cuore, di quella dimensione così vicina e così lontana al tempo stesso. Tempo... che senso poteva avere il tempo in uno spazio a quattro dimensioni? E, soprattutto... che senso poteva avere riflettere così tanto su un errore passato? Era il presente il problema, il presente inteso come il qui e adesso. Una proiezione tridimensionale di un mondo intangibile.

Una figura allungata scivolo nelle tenebre, fino al suo trono, l'istante spaziotemporale occupato dalla sua figura.

“Palesati, imbecille! Pensi che non ti abbia percepito? Tra sei secondi ti materializzerai di fronte a me, tra dodici secondi aprirai bocca e infine mi saluterai ed inizierai con me una discussione.”

Come previsto, la forma indistinta si consolidò e divenne praticamente identica al suo interlocutore, fatta eccezione per la lunga coda dotata di lama.

“Non c'è gusto a comparire così. Sai sempre tutto.”

“Io sono questo posto. Non vivo linearmente come i nostri ospiti. Vedo tutto con un solo sguardo, spazio e tempo. Purtroppo il linguaggio non è così evoluto, non sono in grado di spiegarti le mie percezioni, Mynox. In fondo, tu sei solo una mia emanazione, futura, passata e presente. Esisti da prima di me – ma cosa significa prima? – esisterai dopo – se il dopo ha un senso – e sei qui ora. Prima o poi dovrò spostare la mia visuale sull'intervallo spaziotemporale in cui mi scindo per darti forma fisica. L'idea sembra particolarmente dolorosa, è solo per questo che non ci ho ancora dato un'occhiata. Anche stare qui, imprigionato in questa gabbia, per me è una tortura. Lo faccio solo perché ogni tanto anch'io sento il bisogno di parlare.”

Mynox fece finta di comprendere. Era limitato e non poteva capire Grido Notturno, proprio no. Ma poteva fingere, quello sì. Non gli costava nulla tenere compagnia al vecchio, in fondo.

“Di cosa vuoi parlarmi, Grido?”

“Mynox, secondo te... esiste una vita oltre il ciclo delle anime? Mi spiego meglio: ospiti che arrivano, che se ne vanno, che si dissolvono, dopo aver trascorso il loro intervallo spaziotemporale predefinito qui da noi... Io lo chiamo transiente, non ho trovato un termine migliore.”

Mynox annuì meccanicamente.

“Ho visto miliardi di anime, connesse in un eterno ritorno, accendersi e spegnersi una dopo l'altra. Al momento della loro fine... erano quasi sorridenti. Brillavano, brillavano più di quando sono nate qui da noi. Sapevano qualcosa che noi non sappiamo, Mynox! Erano certe della vita oltre la morte, la loro morte fisica, quella che le estingue! Questo vuol forse dire che tutte le fandonie che racconto per spiegare i loro ricordi, ricordi di un altro mondo, in cui gli esseri hanno consistenza corporea, hanno un fondo di verità? Esiste veramente un mondo del genere?”

“Certo che esiste! Mi ci hai mandato per fermare l'eretico.”

“Non l'ho ancora fatto. Non sono nel transiente giusto. Il nostro intervallo di appartenenza è lo stesso, ma la mia componente spaziale è prevalente. Tu vieni dal futuro, in questo momento. Un futuro di cui io ho solo parziale conoscenza.”

“Non credo di capire.”

“Non ne sei in grado, sei solo una frazione del mio io, ma l'alternativa è parlare coi muri o con gli ospiti... col rischio di ripetere l'errore che ha generato il mio più grande problema.”

“Ma nel tuo tempo non è ancora accaduto.”

“In questo esatto istante sto parlando con Giano da Ganno e gli sto spiegando la cosmogonia dell'Artefice. Gli sto raccontando del paradosso dell'azoto e dell'idrogeno... ma sto anche parlando con te e discutendo di immaginari mondi oltre la vita. Tendenzialmente, il mio fardello è questo. Io ho già fatto tutto, già visto tutto, già assimilato tutto e sono anche già morto. Il mio unico sollievo è quello di saper dimenticare.”

“Scusa, di cosa stavi parlando con quell'idiota di Giano?”

“Perché? Stavo parlando con Giano? Ah, sì, lo stavo facendo adesso, mentre discutevo con te. Non ricordo esattamente cosa gli sto dicendo. Forse non è importante ora. Quindi, la sua anima raggiungerà... un altro mondo?”

“Sì, e tu lo sai! Mi ci hai inviato! Dovevo ucciderlo!”

“E com'è finita? Ce l'hai fatta?”

“Ho fallito, ho ucciso quello sbagliato.”

“Quindi tu hai visto il mondo oltre la vita?”

“Sì... ma sei tu che l'hai visto. Altrimenti, perché inviarmi là?”

“Giusto. Non ci avevo pensato. Sapevo del tuo fallimento, ma non lo rammentavo.”

Alzò lo sguardo verso il soffitto.

“Triste destino il mio, non trovi? Esisto in ogni luogo e in ogni tempo, qui dentro... ma non riesco a tenere tutto a mente, non ci riesco. Sai cosa sto facendo ora?”

“Stai parlando con Giano da Ganno.”

“Non solo, anche con un tizio strano. Pensa, ha la pelle bianca, strani fili sulla testa, occhi bianchi con dentro un punto più scuro, una sporgenza al centro del viso e denti su una sola fila. Dice di essere un vortice, o qualcosa del genere.”

“Brutto deficiente, è un umano, uno degli esseri che vivono nel mondo fisico. Ma sei scemo o cosa?”

Mynox si grattò il mento con la lama caudale.

“Tu mi hai generato col preciso proposito di eliminare quell'idiota, ma, quando è arrivato qui, io esistevo già. Non potevi semplicemente smettere di parlargli? Tu sapevi già a cosa saremmo andati incontro, dovevi solo stare zitto!”

“Ti ho appena spiegato che io faccio tutto contemporaneamente. Non posso modificare il mio futuro, dato che l'ho già vissuto... ma non posso capirlo, dato che non l'ho ancora visto.”

Mynox scosse la testa.

“Non ti capisco. Sei virtualmente l'essere più potente di questo mondo e ti fai tutti questi problemi? Non puoi riavvolgere il nastro e modificarlo?”

“Certo, posso riavvolgerlo quante volte voglio... ma sono solo in grado di leggerlo di nuovo. Tutto qui.”

Strinse i denti.

“La discussione sta degenerando. Io volevo solo sapere se c'era qualcosa di vero in questo oltrevita di cui le anime favoleggiano, non dannarmi su un mio futuro o passato, o presente errore!”

Mynox annuì senza pensare. In fondo, la sua capacità di comprendere i concetti era finita.

“Va bene. Proverò a dirtelo in termini molto semplici. Esiste, questo dannatissimo mondo esiste! E ti dirò di più, esiste da prima del nostro mondo! Noi siamo stati costruiti dopo.”

“E tu come lo sai, tutto questo?”

“Me lo hai detto tu.”

“Non ne ho memoria, quindi per il mio io attuale non è ancora avvenuto. Dimmi, io ti racconterò di questo... mondo fisico?”

“Sì, e lo descriverai minuziosamente, parlerai dei suoi abitanti, del loro aspetto, dei loro usi e costumi... parlerai della sua origine, dell'Artefice, in modo che io sappia e possa inseguire Giano.”

“Senza successo.”

“Senza successo.”

Grido Notturno sospirò.

“Capisco, puoi congedarti.”

Mynox divenne un'ombra impalpabile e scivolò via nelle tenebre. Grido Notturno, quel particolare Grido Notturno contenuto in quel transiente, rimase da solo.

No, non era vero.

Lui era con Giano, e col tizio strano, contemporaneamente. Sospirò di nuovo. Non avrebbe mai avuto un transiente per stare tranquillo con se stesso.

“Perché mi hai destinato a questa sofferenza, maledetto Creatore? Ti ho fatto forse qualcosa, in qualche istante, in qualche momento, in qualche intervallo?”

Non ricevette risposta e si dimenticò della domanda.

Non c'è tempo per occuparsi di questioni del genere quando il peso dell'Oltremondo grava sulle tue spalle.