Ciclo dell'Artefice - La Genesi(2010)

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Il Ciclo dell'Artefice è stato uno dei passi più importanti che ho compiuto mentre iniziavo a cimentarmi con la scrittura. Non è un'opera matura e il mio stile è a dir poco orripilante (troppi puntini di sospensione, maledizione al boia) ma, senza di questo, non avrei mai iniziato a riversare le mie idee su carte. Il ciclo è composto da sei storie, un preludio e due interludi. Questa è l'introduzione, il primo passo in un mondo sospeso tra luce e tenebre alchemiche, tra robot senzienti e ombre senza volto. Alcuni dei personaggi presenti in queste storie ne hanno ispirato altre. Donner e Arkaneis in Schwarzerblitz esistono solo per merito loro.




Guidato dal solo creare,

null'altro,

l'Autore si mosse nel vuoto.

 

Viaggiò per il cosmo nascente,

dai luoghi lontani alla vista,

oscura frontiera nascosta,

al centro della galassia.

 

Brucian copiose le stelle

prossime al vortice, immenso a vedersi,

danza di astri

nel buio del vuoto,

Via Lattea che brilla,

e danza con loro.

 

E vide.

Insiem di sidereo vapore,

capì che era giunto il momento.

 

Fermò i propulsori.

I razzi si spensero. Fu allora che il suo corpo di metallo stellare ignoto si aprì ed iniziò ad attirare il vapore e a condensarlo. Lanciò il modulo nel cosmo profondo, lasciandolo in stazionamento presso le stelle vicine.

 

Fu così che implose,

 

liberando energia e materia che mise le sideree componenti in rotazione.

Sfere di polvere divennero figlie di quell'esplosione.

E le sfere crebbero, crebbero millenni, milioni di anni.

 

Calibrando le orbite, il terzo dalla nuova stella, generata dall'Autore, e nominata Sole in tempi più recenti, si rivelò adatto al suo scopo.

 

Il modulo, sganciato, tornò indietro dopo la creazione dei pianeti.

E vide il terzo.

 

Scese.

 

Vulcani e terremoti scuotevano la crosta, ma ciò non lo fermò.

Doveva creare.

Era il suo scopo.

 

Allora creò.

 

E luce fu.

 

Amalgamò ossigeno, azoto, carbonio e idrogeno... e nacque l'aminoacido.

Nacque l'idrocarburo, il nucleotide... le membrane.

 

E l'Artefice avrebbe sorriso, se avesse potuto. Ma l'Artefice era una macchina. Non poteva sorridere. Non poteva provare nulla.

 

Doveva solo creare.

Creare.

Dal nulla.

Tutto.

Dal nulla.

Creare, creare, creare!

 

Nient'altro.

 

Era il suo compito.

Per ciò era stato generato.

Da chi,

non gli era dato saperlo.

 

Non era il solo.

Sapeva solo questo.

 

E l'Artefice creò.

 

Si mise in attesa, sul suolo lunare, mirabile satellite da esso generato.

 

Attese la vita.

 

E la vita arrivò. Lentamente, con prudenza, in milioni di anni.

E fu allora che vide la più complessa delle sue creature evolversi e farsi strada.

 

L'uomo.

 

L'Artefice ne fu incuriosito.

Era una macchina, sapeva riconoscere le specie.

Ma quella era nuova.

Non schedata.

 

L'Artefice avrebbe sorriso, se avesse potuto.

 

Tornò sul pianeta e sviluppò la mente del suo figlio, in modo da accelerare la sua presa di coscienza.

 

E ne prese alcuni con sé.

Uomini e donne.

Li ibernò dentro se stesso, poi partì, eseguendo l'ordine.

 

Torna al centro.

Torna al principio.

 

Era l'ordine.

 

Ma qualcosa scattò in lui.

 

L'Artefice si diresse verso il secondo suo simile.

Voleva raggiungerlo.

 

E dopo anni di viaggio, trovò un'altra sfera adatta alla vita, e vide creature di silicio, microscopiche.

 

Erano i figli di suo fratello.

 

La sfera era bella e azzurra, più bella del terzo dal Sole.

Allora l'Artefice, il primo, lasciò degli uomini e fece in modo, con il suo fratello, di unire i frutti delle loro fatiche.

 

E l'uomo entrò in simbiosi con le creature.

 

Così lontano dal suo mondo, ne colonizzò uno nuovo.

Il Primo Artefice, soddisfatto, eseguì l'ordine, tornò al centro, tornò al principio.

Il Secondo rimase curioso ad osservare la creatura del suo fratello, ma – ahimè – collise con uno dei satelliti del bel pianeta di silicio.

 

Si ruppe e cadde, quale monolite fu venerato,

fino al giorno in cui

uno degli uomini non

capì.

 

Il Primo tornò sulla Terra solo una volta nei secoli a venire.

 

Creò l'Oltremondo,

 

nessuno sa come.

 

Diede all'uomo un'anima,

 

nessuno sa come.

 

Poi se ne andò.

Per sempre.

Tornò al centro e lì si spense.

Per sempre.

Si spense in un sorriso.

 

Aveva portato a termine il suo compito.

Ora poteva riposare in pace.

Nel buio stellare...

nel vuoto cosmico...

motore immobile che attira a sé le anime defunte.

 

E come tale rimarrà.

 

Per sempre.